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Bossi, la malattia e l'eutanasia
"Chiesi a mia moglie di staccare la spina"

Il leader della Lega ripercorre i momenti della malattia: "Le chiesi di non permettere accanimenti, in alcuni casi la morte è meglio del dolore. Ma una legge sul testamento biologico è difficile, non la farei"

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Umberto Bossi (Foto Newpress) Roma, 21 novembre 2008 - "Quando mi sono svegliato ho chiesto a mia moglie di non permettere che i medici pasticciassero con me. Le ho detto che se mi fossi trovato nella condizione di non poter più decidere di me stesso, lei non avrebbe dovuto permettere accanimenti. Non avrebbe dovuto lasciarmi ai medici". Così Umberto Bossi, in un’intervista al Corriere della Sera ripercorre i terribili momenti della sua malattia e risponde sul caso di Eluana Englaro. Secondo Bossi "ci sono casi in cui la morte è meglio del dolore".

 

Quanto invece a una legge sul testamento biologico "bisognerebbe stabilire con certezza la volontà della persona - spiega Bossi - ma una cosa del genere non dovrebbe essere fatta quando una persona è già malata. Perchè lì la volontà è già deviata, dal dolore e ancor più dalla paura. Mentre se lo si fa quando si sta bene molto spesso è per motivi ideologici". È una legge "difficile da fare e io non la farei. Penso che neanche lo Stato possa entrare in certi campi".

 

Quanto invece alle decisioni sul caso Englaro: "Non sarei capace di chiedere di staccare la spina a un figlio. Non ce la farei. Separarsi da un figlio in questo modo è l’inimmaginabile. Essere tu a spingerli nel buio... come si fa?". Secondo il ministro per le Riforme, non si può parlare di esperienze di questo genere: "E come si fa? Qualcuno è capace di dire quello che deve fare una persona che ha vissuto sedici anni nel dolore totale? Di dare consigli a chi ha visto per sedici anni il dolore di una figlia? È troppo. Si getta la spugna".

Fonte Agi










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