Interviene la portavoce europea per il Fisco. Soddisfatto il premier. Ma Visco lo accusa: "E' proprio Berlusconi ad aumentare le tasse". Cremaschi (Fiom): "Che stupido litigare su questo argomento"
Roma, 3 dicembre 2008 - L’Italia rischiava una procedura di infrazione se non avesse armonizzato l’Iva per le tv satellitare e quelle sul digitale terrestre. E’ quanto ha confermato la portavoce Ue per il Fisco, Maria Assimakopoulou, spiegando che “a questo punto il caso è chiuso, dal momento che il governo ha ammesso il problema e ha cambiato la legge”.
Quasi immediata la risposta del premier Silvio Berlusconi: “ E allora, avete visto? Che vi avevo detto... Penso sia stato giusto fare quello che ho fatto”, mentre “la sinistra ha fatto una figuraccia enorme”. Silvio Berlusconi, a margine di una visita a Poste italiane, torna sulle polemiche sull’Iva al colosso satellitare e assicura: “Credo che gli italiani possano trarre un giudizio definitivo su questi signori”.
"E' un provvedimento che non conoscevo assolutamente - continua lo sfogo del premier - e invece attaccano me. Non c’è nessun conflitto di interessi". "Penso soltanto che sia stato giusto quello che ho fatto e ho manifestato su questo argomento. E invece ho visto che mi si attacca con titoli del tipo ‘Berlusconi contro Sky’, quando io non ero al corrente di nulla, ed era una cosa che apparteneva al lavoro del ministro delle Finanze, in più dovuta per una precisa disposizione della Ue. Come la sinistra e i giornali mi hanno attaccato -insiste- rappresenta bene il comportamento di questi signori contro di me e il governo".
L'ATTACCO DI VISCO
Il ministro Tremonti chiama in causa la Ue per spiegare la decisione di raddoppiare l'Iva delle pay tv, e assicura che anche il governo Prodi aveva preso l'impegno di aumentare l'Iva con la Commissione europea. Ma dal passato governo arriva la stoccata dell'ex viceministro Visco, che torna a farsi sentire per smentire “categoricamente” qualsiasi procedura d’infrazione da parte di Bruxelles.
Visco spiega poi che portare l'Iva al 20% rappresenta un aumento delle tasse. “Sky ha ragione a dire che nel momento in cui tutti i paesi europei abbassano le tasse, Berlusconi le alza - dice in un’intervista al quotidiano ‘La Stampa’ - non lo capisco proprio perchè si sono messi in questo pasticcio”.
Il Governo Prodi, ricorda l'ex viceministro, “non ha mai pensato, mai, di rialzare al 20% l’Iva a Sky. Semmai avevamo riflettuto se fosse il caso di abbassare l’Iva agli altri due soggetti. A Rai e Mediaset che però non hanno milioni di abbonati alla pay-tv e dunque sono irrilevanti anche come gettito. Il totale di questa operazione per Sky sono 200-300 milioni di euro. Un sacco di soldi, per un’azienda”.
LA POSIZIONE DI SKY
Oltretutto, come ha precisato ieri sera Sky, la questione dell’Iva agevolata applicata ai servizi televisivi è stata affrontata in sede europea dopo un esposto presentato da Mediaset nel 2007 alla Commissione Europea.
E non risulta che “il governo precedente abbia mai preso alcun impegno con la Commissione Europea per aumentare l`aliquota Iva”.
La questione dell`Iva agevolata applicata ai servizi televisivi, spiega il comunicato, è stata affrontata in sede europea a seguito di un esposto presentato da Mediaset nel 2007 alla Commissione Europea. Sulla base di questo esposto, la Commissione ha intrattenuto uno scambio di documenti con il Governo italiano.
Nell’esposto “si rilevava come l`Iva agevolata nel settore televisivo in Italia potrebbe avere un carattere distorsivo della concorrenza poiché aziende concorrenti - Mediaset e Sky - sarebbero trattate in maniera diversa. “Non risulta - prosegue il comunicato - che il governo precedente abbia mai preso alcun impegno con la Commissione Europea per aumentare l`aliquota Iva”. Anche in questo contesto “continua a essere inspiegabile la scelta del governo di raddoppiare le tasse a oltre 4,7 milioni di famiglie italiane su questo specifico prodotto. La Commissione Europea non ha mai richiesto di applicare l`aliquota al 20% e ha confermato nel maggio scorso che i servizi televisivi, e a maggior ragione la televisione digitale, sono ammessi al regime Iva agevolato”.
BONINO
“Il ministro Tremonti dice che questo aumento dell’iva ce lo impone l’Unione europea. Non e’ vero - dice Emma Bonino a Youdem.tv - non esiste nessuna procedura di infrazione aperta dalla Ue e non c’era neanche all’epoca del governo Prodi. Questa e’ una tassa sui cittadini consumatori e su una parte del paese che certamente non e’ ricca, guarda una partita di calcio o magari qualche film porno. E voglio ricordare questo doveva essere un governo che non aumentava le tasse”.
CICCHITTO
La polemica della sinistra sull’aumento al 20% dell’Iva per Sky è “singolare”. Le “emergenze sono ben altre”, afferma dal canto suo suo Fabrizio Cicchitto. ”Il governo ha ‘raschiato il barile’ per trovare risorse indispensabili per mettere imprese e strati sociali più deboli nelle condizioni di affrontare il momento difficile che attraversa l’Italia"
”Tutto ovviamente - prosegue Cicchitto - si può discutere, ma è singolare che in un momento così difficile per il Paese, dove ben altre sono le emergenze, la sinistra abbia voluto sollevare una enorme polemica su un aumento di circa 4,50 euro al mese per gli abbonati alle pay-tv, formato, peraltro, da un pubblico medio-alto”.
CREMASCHI
"Cresce il consenso nei luoghi di lavoro sullo sciopero generale, questo perchè gran parte dei lavoratori ha capito che di fronte al crollo dell’occupazione e dei redditi le misure del governo sono aria fritta".
Lo ha detto il segretario nazionale della Fiom, e leader di «Rete 28 aprile», la componente di ‘sinistrà della Cgil, Giorgio Cremaschi.
"È chiaro però anche che lo sciopero è un fatto di totale autonomia del sindacato dal confronto politico, oggi infatti in Italia abbbianmo l’opposizione più stupida dell’Europa che di fronte a questa situazione economica accetta di litigare su Sky. E chiaro - conclude Cremaschi - che la Cgil dovrà essere sempre più indipendente dagli schieramenti politci sia di governo che di opposiozne se vorrà rafforzare le proprie ragione, oggi condivise dai lavoratori".
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