La senatrice a vita spiega le motivazioni della sua firma all'appello di Marino sul testamento biologico. E sulla politica: "Non vado più in senato, con questa maggioranza... Ho enorme stima e affetto per Prodi"
ROMA, 2 gennaio 2009 - In un'intervista a Radio3 Scienza, la senatrice a vita Rita Levi Montalcini - che compirà i cento anni a giugno - parla della sua recentissima esperienza politica e della sua decisione di firmare l’appello del senatore Ignazio Marino sul testamento biologico.
Rispetto all'eurtanasia, il premio Nobel, che è anche membro dell’Accademia Pontificia delle Scienze, sottolinea che ‘’morire con dignità è un diritto individuale e il testamento biologico va scritto esclusivamente per noi stessi. Non si decide mai per gli altri’’.
Montalcini afferma inoltre che ‘’in capacita’ di intendere e di volere ha deciso di chiedere aiuto ai suoi amici e collaboratori medici qualora fosse privata della qualita’ di decidere o sofferente di malattia terminale’’. ‘’Questo - continua - non e’ contro un principio religioso, e’ una possibilita’ e un diritto di decidere noi per ognuno di noi, mai per gli altri’’.
Quanto poi alla sua presenza in Parlamento, particolarmente assidua ai tempi del governo Prodi, spiega: ‘’Non sono piu’ andata in Senato, la maggioranza è tale che penso che non sia utile passare le mie giornate ad andare la’. Tornero’ qualche volta, ma non piu’ come prima’’.
Ricordando di essere di sinistra, il premio Nobel ripercorre la sua vita da senatrice a vita dal 2001. ‘’Per me - dice - il Senato non e’ stato facile, anche se con il presidente di allora, Prodi, le cose andavano bene. Sono andata attentamente appoggiando il governo in tutto quello che un senatore a vita puo’ fare, sempre convinta che lui avrebbe potuto continuare. Disgraziatamente non e’ andata cosi’’’. Montalcini ribadisce poi la sua ‘’enorme stima e affetto e ammirazione’’ per Prodi.
’’Spero - conclude - che in un modo o nell’altro riprenda la sua attivita’ politica’’. Infine, sugli attacchi subiti in passato dal’opposizione afferma: ‘’le cose dette mi hanno lasciato del tutto indifferente. Oggi poi le stesse persone mi fanno i complimenti. A che cosa si deve dare importanza?’’. E conclude: ‘’L’unica cosa che conta e’ quanto mi detta la mia coscienza’’.
Una simpatica versione del furgone della Volkswagen che per tutti i viaggi che ha fatto "tira fuori la lingua".