In collegamento telefonico con il raduno nazionale di “Rete Italia” a Riva del Garda, il premier replica alle critiche di Confindustria e ricorda gli aiuti al settore auto e alle banche oltre ai 9 miliardi per gli ammortizzatori
Riva del Garda (Tn), 15 marzo 2009 - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi risponde al presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che ieri, dal convegno della Piccola industria a Palermo, ha chiesto “soldi veri” per affrontare la crisi e salvare le imprese. Ricordo - ha detto il Premier in collegamento telefonico con il raduno nazionale di “Rete Italia” a Riva del Garda (Trento) - che noi abbiamo dato soldi veri, verissimi all’economia”.
Il presidente del Consiglio ha ricordato gli aiuti al settore delle auto e degli elettrodomestici, oltre ai “nove miliardi messi da parte per gli ammortizzatori sociali”. “Nessun lavoratore - aggiunge Berlusconi - sarà lasciato solo se perderà lavoro”. Il Governo, aggiunge “ha dato forti incentivi alle banche” e ore “le imprese possono continuare ad investire” anche in un momento di stagnazione degli ordini.
Sulla portata e la durata della crisi, il premier ha sostenuto per l’Italia la difficile congiuntura “avrà una dimensione temporale più o meno forte e grave a seconda della fiducia che riusciremo a infondere nei cittadini”. Il fattore chiave è la fiducia, insiste Berlusconi, ma “occorre essere realisti: la crisi è profonda e globale” e “bisogna invitare tutti i cittadini a continuare con il loro stile di vita, le loro attitudini di consumo. Se questo non avviene le imprese avranno delle cadute di fatturato, e anche le banche a quel punto possono avere dei dubbi nel fare del credito pensando magari che le imprese non rientrino”.
”L’Italia - aggiunge il premier - è messa meglio di altri paesi, perché siamo un popolo di risparmiatori e poiché il nostro sistema delle banche è più solido”. Berlusconi ha assicurato anche l’impegno a interventi per le famiglie.”Appena i conti pubblici lo consentono”, ha spiegato ancora, il Governo ha intenzione di attuare “l’istituto del quoziente familiare” per “ridurre il carico fiscale della famiglia in relazione al numero dei componenti della famiglia stessa”.
Perchè “noi vogliamo una società nella quale tutti possano godere di un livello di vita adeguato che assicuri l’effettiva parità tra uomo e donna”. E “che riconosca la famiglia come suo elemento fondamentale”
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