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Salute

LA SCOPERTA

Un 'pace maker' al cervello
blocca la perdita di memoria

La scoperta può segnare una svolta per malattie gravi a tutt'oggi irrisolte come il morbo d'Alzheimer. Una particolare stimolazione del cervello sarebbe in grado di sollecitare la memoria umana

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Ricerca Roma, 30 gennaio 2008 - Che l'appetito potesse essere in qualche modo legato alla perdita di memoria nessuno l'aveva mai azzardato. E non volevano farlo nemmeno gli scienziati del Western Hospital di Toronto, che stavano conducendo degli esperimenti su pazienti obesi, stimolando attraverso elettrodi alcuni distretti dell'ipotalamo.

 

Ma piuttosto che arrestare la fame dei pazienti i ricercatori hanno scoperto con grande sorpresa che le stimolazioni cerebrali producono un clamoroso risveglio della memoria. La scoperta, pubblicata dal quotidiano britannico 'The Independent', è di quelle che può davvero segnare una svolta per malattie gravi a tutt'oggi irrisolte come il morbo d'Alzheimer.

 

Gli esperimenti condotti su un soggetto obeso, cinquantenne, che improvvisamente ricordava episodi dell'infanzia, sono già stati applicati a pazienti colpiti da Alzheimer, una malattia di cui in Gran Bretagna soffrono 450mila persone.

 

La tecnica adottata è una sorta di 'pace-maker' impiantato nel cervello che va a stimolare un'area che misteriosamente sollecita la memoria umana. Sono già tre i pazienti affetti da Alzheimer a cui sono stati impiantati chirurgicamente gli elettrodi e i risultati secondo il professor Lozano che conduce la ricerca sarebbero "promettenti". Il paziente obeso su cui è emersa la scoperta ha anche mostrato una capacità di apprendere notevolmente accresciuta dopo tre settimane di continua stimolazione ipotalamica. La scoperta lascia esterrefatti gli scienziati che non avevano mai pensato che l'ipotalamo fosse una zona del cervello legata alla memoria.

 

Il dispositivo adottato, spiega Lozano, "è lo stesso utilizzato per il Parkinson. Abbiamo posto gli elettrodi esattamente nella stessa area dell'ipotalamo perché vogliamo vedere se siamo in grado di riprodurre i risultati del precedente esperimento. Riteniamo che i circuiti della memoria siano vicini al luogo dove giungono le stimolazioni dell'ipotalamo".

 

La tecnica della stimolazione cerebrale profonda è usata da oltre un decennio per trattare una serie di patologie tra cui la depressione, il dolore cronico, il morbo di Parkinson.










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