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'TUTTA LA VITA DAVANTI'

Paolo Virzì, viaggio semiserio
nell'inferno del precariato

Il film uscirà venerdì prossimo in 350 cinema. Uno spaccato feroce della società di oggi dove la disoccupazione è la prima emergenza, raccontato prendendo il lavoro-emblema del precariato: il call-center
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Il film 'Tutta la vita davanti' di Paolo Virzì Roma, 25 marzo 2008 - "Un viaggio nell'inferno della sottoccupazione, nell'Italia di oggi dove spesso nel lavoro non c'è solidarietà tra colleghi e manca la comunicazione, in un clima per così dire di apocalittica allegria".

 

Paolo Virzì introduce così in un'affollata conferenza stampa il suo ultimo film, 'Tutta la vita davanti', in uscita venerdì prossimo in 350 cinema. Un super cast italiano composto da Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea, Elio Germano e Micaela Ramazzotti per raccontare "l'Italia di oggi attraverso lo sguardo di una ragazza, laureata in filosofia, colta, che scopre un mondo diverso, quello di un call-center".

 

La giovane Marta, interpretata dalla bravissima Isabella Ragonese, riesce a trovare lavoro solo dopo tante ricerche in un call-center che vende un prodigioso macchinario multiuso. Attorno a lei varia umanità: dalla ragazza madre ignorante e svampita all'impiegato che mette l'anima per arrivare, dalla direttrice-motivatrice che vive unicamente per vendere il prodotto e per cui la vita privata tende a coincidere con quella professionale, al capo assoluto, cinico e arrogante, fino al sindacalista volenteroso e idealista.

 

Uno spaccato feroce della società di oggi dove il precariato è la prima emergenza, raccontato prendendo il lavoro-emblema del precariato: il call-center i cui dipendenti, come dice la brava Micaela Ramazzotti, "si considerano gli operai del futuro".

 

"Ma non vuole essere un film serio o serioso - avverte Virzì -. La stessa locandina (che riporta al 'Quarto Stato' di Pellizza da Volpedo con gli impiegati del call-center al posto dei braccianti di inizio '900 ) non vuole certo dire che i lavoratori precari di oggi sono i nuovi contadini. E così il film vuole solo denunciare, in maniera quasi scherzosa, una nuova forma di disagio nel mondo del lavoro e della vita senza essere lagnoso nè scadere nell'autocommiserazione. Lo spirito dei lavoratori subalterni - spiega ancora - è infatti quello di critica ironica".

 

Sul set si riunisce di nuovo la coppia Ferilli-Ghini de 'La bella vita' diretta da Virzì nel 1994. "Penso che questo film sia un pò il proseguimento di quello - spiega Massimo Ghini - raccontato 10-15 anni dopo con una società che cambia: è la fotografia cinica, appassionata, crudele e reale del mondo che ci circonda e che noi, spesso, non riusciamo a vedere".

 

Per Sabrina Ferilli, invece, il ritorno agli ordini di Virzì ha un sapore particolare: "Interpreto un personaggio che è l'antitesi esatta dei caratteri fatti finora, sempre tutti molto positivi.
Ma ho accettato perchè mi fido di Paolo e perchè questo ruolo è scritto benissimo, cosa che da tempo non mi accadeva al cinema, cosa che mi ha spinto a lavorare soprattutto in fiction televisive".

 

'Tutta la vita davanti' dà uno spaccato drammatico della società italiana, del mondo del lavoro precario e dei giovani. "Ma io non sono pessimista - dice ancora Virzì -. Alla fine credo che un messaggio di ottimismo per il futuro venga dall'amicizia che si instaura tra la ragazza colta e raffinata e quella ignorante e svampita, fatta di rapporti umani e di solidarietà, cosa che manca spesso nel mondo del lavoro. Tutto il film - conclude - parla poi di compassione: non a caso la tesi di Marta è su Hannah Arendt, una filosofa ebrea capace addirittura di guardare con un sentimento di compassione, nè di condanna nè di assoluzione, il contabile del nazismo, Adolf Eichmann, di cui ha descritto il processo a Gerusalemme ne 'La banalità del male'".










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