Il regista era famoso per la sua capacità di schermirsi. La sua grande passione, dopo il cinema, erano le donne
Roma, 7 giugno 2008 - Gli piacevano le battute argute, ma Dino Risi amava anche fare delle profonde riflessioni sull'esistenza. Ad esempio, proprio qualche anno fa, disse: "La morte? Mi incuriosisce. Prevedo delle sorprese. La vita in fondo non è questa grande trovata...". E, ancora, "penso che bisognerebbe andarsene tutti a ottant'anni. Per legge".
In un certo senso, il grande Maestro si sentiva come l'ultimo sopravvissuto di una grande stirpe. "Mi sento come un inquilino abusivo. Sono rimasto senza amici. Erano tutti più giovani di me e se ne sono andati prima di me, Gassman, Fellini, Zapponi, Lapegna, Tognazzi, Mastroianni, Sordi, Manfredi. Non so più con chi parlare".
Lui si sentiva insomma poco moderno: "Il linguaggio dei giovani è insopportabile. I miei nipoti vanno avanti a 'puntocom' e 'vuvuvu'. Io non ho nemmeno il coso, come si chiama, il fax. Imbuco sempre le lettere nella cassetta".
Ma il Risi che si ricorda è soprattutto quello delle grandi risate: ad esempio, amava schermirsi. "Mi piacciono solo i film che sto per fare. Dopo non vado neanche a vederli", ripeteva. Assieme al cinema, la sua grande passione erano le donne. E non ne faceva mistero: "A sei anni ero innamorato di una cameriera. Mi portava a letto con sè. Ho conosciuto il piacere, si può dire".
Ma si faceva anche spesso 'distrarre': "Mi piace l'infedeltà - confessò - e mi piace tornare in famiglia. Una volta, a piazza Euclide a Roma, avevo finalmente avuto un appuntamento con Sylva Koscina. Stava per salire in macchina quando sentii le voci dei miei frugoletti: 'Papà, papà'. E dietro, la mamma".
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