Bologna, 3 giugno 2008 - IL FLUENTE italiano di Josè Mourinho fin dalla prima apparizione ufficiale ha un segreto: le capacità del professor Gianluca Miraglia, italiano che vive e insegna la nostra lingua a Lisbona. Coautore - assieme al sottoscritto - della recente guida sul paese lusitano edita da Giunti ("Lisbona e il Portogallo low cost"), redattore della rivista di Studi italiani in Portogallo, curatore di importanti lavori su autori italiani in lingua portoghese e traduttore per l’Italia di scrittori lusofoni (molto interessante l'antologia "L’anima navigante. Racconti dal Portogallo" edita nel 2006 da Besa e curata con Marcello Sacco), Miraglia è diventato con questo impegno un personaggio osannato dai giornali di Lisbona, che ieri gli hanno dedicato ampio spazio.
Gianluca, quanto tempo sono durate le lezioni...
«Qualche settimana... E non farmi dire di più».
Com’è avvenuto il contatto?
«Attraverso l’Istituto italiano di cultura. Lo staff di Mourinho si è messo in contatto con la direttrice, Giovanna Schepisi, che ha incaricato una dirigente, Silvana Urzini, di pianificare le lezioni. E lei si è affidata a me, come collaboratore dell’Istituto. A quel punto mi sono messo in contatto con il tecnico. L’unica condizione posta era quella della massima riservatezza, perché era un periodo nel quale ancora non si poteva dire della trattativa aperta con l’Inter. Pensa che neppure i miei figli sapevano a casa di chi andavo a fare lezione... E se ti ricordi bene anche a te avevo detto che andavo a fare lezioni a un manager, ma senza dirti chi».
Che tipo di alunno è Mourinho?
«Molto serio, dedicato, concentrato. Con idee molto chiare su quello che vuole imparare, cose che riguardano soprattutto il suo lavoro. Per esempio: noi l’imperativo lo insegniamo come ultima cosa, lui l’ha voluto imparare prima. Chiaro che nel prosieguo dell’esperienza cureremo anche di più congiuntivo e periodi ipotetici».
Le lezioni continueranno, quindi?
«Certo. Lui tornerà dal Giappone domenica e ci rivedremo fino a quando non inizierà il raduno».
Ti ha pagato bene?
«Ha fatto tutto l’Istituto. Diciamo che, visto l’allievo speciale, la mia percentuale è stata più alta. Devo comunque dire che è stato il giusto prezzo per questo tipo di lezioni».
Mourinho è una persona portata per le lingue?
«Sì, se la cava molto bene. D’altronde parla già correttamente spagnolo, francese e inglese».
Dell’Italia che cosa sapeva?
«Poco, onestamente. Del calcio sì, ovvio, anzi, mi sembrava già molto preparato. Ma del nostro paese in genere direi che non sapeva molto».
Ma è una persona speciale come si definisce?
«La conferenza stampa lo ha dimostrato...».
Tu come l’hai seguita?
«Le televisioni portoghesi hanno dato ampio risalto e devo dire che sono stato soddisfatto del risultato delle mie lezioni. È stato pronto a rispondere alle domande e poi quel pirla...».
Ma quante volte sei stato da lui?
«Per diverse settimane... Ogni mattina dalle 9 alle 12, esclusi il sabato e i festivi o se lui aveva altri impegni. Partivo da Sintra in macchina, sai che c’è molto traffico la mattina sulla Ic19 e quindi alle 7,30 ero già in auto per la casa di quel manager...».
Sintra-Setubal non è un viaggio così breve...
«Vero, infatti avevo sempre paura del traffico e di non essere puntuale. Arrivavo con la mia macchina a Setubal, la casa di Mourinho è in un quartiere periferico sulla strada che viene da Palmela; niente di speciale, in mezzo a tante altre abitazioni, pensavo qualcosa di più. Certo, ha come molti la piscina in giardino, e soprattutto io parcheggiavo tra la Ferrari Scaglietta che gli aveva dato Abramovich e la Porsche Cayenne, quasi mi vergognavo».
Le lezioni come andavano?
«Mourinho è un allievo che esige molto da se stesso, ma anche dal professore. E quindi molta grammatica, ma anche molta conversazione e soprattutto lettura dei giornali con particolare attenzione per quelli sportivi».
Avete "provato" anche qualche intervista?
«Certo, doveva essere pronto per la presentazione e sapeva di dovere rispondere alle domande dei giornalisti. Non mi aspettavo che comunque lo riuscisse a fare già così a lungo e così bene».
Gli hai fatto fare anche esercizio scritto?
«No, non era indispensabile adesso».
Penso proprio sia rimasto contento...
«Direi di sì. Anche perché lui si era posto come obiettivo quello di non avere bisogno del traduttore: vuole essere molto diretto nei rapporti con i dirigenti, l'ambiente e con la stampa. L’ultimo giorno mi ha regalato una sua maglietta con dedica: mio figlio l’ha sfoggiata a scuola ieri ed è stato un tripudio. Come per me: appena uscita la notizia che io ero il suo professore di italiano, tanti mi hanno già chiamato per le lezioni».
E com’è l’interesse per la nostra lingua in Portogallo?
«Sicuramente già oggi è elevato, e dopo l'arrivo di Mourinho in Italia aumenterà ancora di più. E anche per la nostra cultura un certo interesse c’è».
E tu?
«Beh, in fondo ho fatto solo il mio mestiere e continuerò a farlo con lo stesso entusiasmo di sempre».
di RICCARDO JANNELLO
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