Cristina Mezzaroma, moglie del patron della squadra biancazzurra, ha testimoniato nel processo che vede imputati, a seconda della posizione processuale, di associazione per delinquere, aggiotaggio ed altro in seguito al tentativo di scalata alla proprietà della Lazio, Giorgio Chinaglia, 4 'irriducibili' del tifo ed altre persone
Roma, 12 giugno 2008 - "Per le minacce di natura sessuale e fisica che ho ricevuto e che hanno cambiato radicalmente la mia vita a cominciare da una telefonata ricevuta nell'agosto del 2005, quando ero al mare insieme con mio figlio, ho detto a mio marito, esasperata, 'toglieti questo cancro da casa'. Mi riferivo alla Lazio".
Lo ha detto questa mattina Cristina Mezzaroma, moglie del patron della squadra biancazzurra, Claudio Lotito, testimone nel processo che vede imputati, a seconda della posizione processuale, di associazione per delinquere, aggiotaggio ed altro in seguito al tentativo di scalata alla proprietà della Lazio risalente a due anni fa Giorgio Chinaglia, 4 'irriducibili' storici della squadra biancazzurra ed altre persone.
Complessivamente sono 9 le persone imputate davanti alla sesta sezione penale presieduta da Luciano Pugliese. Prima dell'interrogatorio di Cristina Mezzaroma era stato ascoltato Sergio Scibetta, vicepresidente del Consiglio di vigilanza della Lazio e ora sarà la volta di Claudio Lotito.
Scibetta, già amministratore delegato della 'Lazio Events' ha ricordato che a cominciare dal novembre del 2005 erano giunti al suo ufficio fax di minacce con frasi riferite a Claudio Lotito. Il 'patron', definito "porco, schifoso e pezzo di m...", veniva minacciato anche di morte.
"Gli anonimi -ha detto Scibetta- minacciavano di tagliare la gola a Lotito se non avesse lasciato". Il 29 novembre del 2005 un altro messaggio trovato sulla segreteria telefonica rinnovava le minacce tanto che Scibetta presentò una denuncia sui fatti alla polizia. Fu sempre Scibetta che nel novembre del 2005 ricevette telefonicamente una comunicazione da parte di tre avvocati che si dichiaravano disposti a trattare l'acquisto della Lazio per conto di una società. Ma la risposta di Scibetta fu che non se ne sarebbe fatto nulla.
Cristina Mezzaroma ha parlato a lungo delle denunce presentate insieme con il marito dopo aver ricevuto le pesanti minacce da parte di persone mai identificate. Sin dalla fine dell'agosto del 2005 ricevette i primi 'messaggi' che si riferivano anche a suo figlio. Ne parlò con il marito dopo essere rientrata a Roma ma i 'messaggi' continuarono e vennero trovati anche nella buca delle lettere sulla quale non c'era il nome della famiglia. Un biglietto venne addirittura lasciato sullo zerbino davanti alla porta.
La testimone ha detto di aver discusso più volte con il marito di questa situazione e di non aver più avuto pace. "Inizialmente ho anche pensato che le minacce venissero dalla curva Nord, considerati gli striscioni che venivano esposti e che apparvero soprattutto quando si diffusero le voci di un interesse di Chinaglia all'acquisto della squadra per conto di un gruppo".
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