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CERN

Danni all'acceleratore LHC
stop di due mesi all'esperimento

Una fuga di elio liquido, causata da un collegamento elettrico difettoso fra due dei magneti della macchina, sarebbe alla base dell'inconveniente: ora bisognerà riportare il settore a una temperatura ben al di sopra dello zero assoluto per poter effettuare le riparazioni necessarie

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Acceleratore LHC Ginevra, 20 settembre 2008 - I danni riportati dal Large Hadron Collider (Lhc) del Cern sono maggiori del previsto e costringeranno i tecnici a sospendere il funzionamento dell'impianto - entrato in funzione lo scorso 10 settembre - per almeno due mesi: lo hanno reso noto fonti del Cern.

La fuga di elio liquido alla base del guasto è stata causata da un collegamento elettrico difettoso fra due dei magneti della macchina, secondo quanto accertato dai tecnici: ora tuttavia si dovrà attendere che il settore interessato venga gradualmente portato a una temperatura ben al di sopra dello zero assoluto per poter effettuare le riparazioni necessarie.

L'acceleratore di particelle dovrà dunque essere spento, dopo che la prima accensione e l'immissione sperimentale di un fascio di protoni erano stati coronati da successo: le prime collisioni fra particelle (che rappresentano gli esprimenti veri e propri) erano previste per la fine dell'anno o i primi mesi del 2009.

L'Lhc, con un circuito di 27 chilometri, è il più vasto e potente acceleratore di particelle mai costruito: a regime gli urti fra particelle dovrebbero sviluppare un'energia pari a 14 TeV, un livello che dovrebbe avvicinarsi ulteriormente a quelli sperimentati nei primi istanti di vita dell'Universo.

Obbiettivo a lungo termine dei ricercatori è quello di verificare l'esistenza di particelle supersimmetriche e delle dimensioni nascoste previste dalla teoria delle stringhe, oltre a comprendere meglio l'esatta natura della materia ed energia "oscure" che costituiscono gran parte della massa dell'Universo; soprattutto, dovrebbe essere finalmente prodotto il "bosone di Higgs", l'ultima particella prevista dal modello standard della fisica quantistica ancora da scoprire.

Ribattezzata "particella di Dio", sarebbe all'origine della manifestazione della massa (e quindi, di riflesso, della gravità) e la conferma della sua esistenza potrebbe far compiere passi avanti nelle Teorie di Unificazione, verificate per le forze nucleari ed elettromagnetiche ma dalle quali la gravità rimane ancora esclusa. Non che la fede nei risultati sia universale: l'astrofisico Stephen Hawking ha scommesso con Peter Higgs che la particella che porta il nome del fisico scozzese non verrà trovata, il che avrebbe l'effetto di dover rimettere in discussione l'intero Modello Standard, evento secondo hawking scientificamente molto più interessante che non la conferma della teoria.










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