Videogame sul web: simula lo stupro "Va rimosso da internet"
Mette il giocatore nei panni di un maniaco che abusa di una madre e delle figlie minorenni. Il ministro Meloni: "Intollerabile". Sdegno Udc: "Il buonsenso non ha fatto capire ai giapponesi la pericolosità"
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Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

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Roma, 9 febbraio 2010 - "Farò richiesta alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di intervenire presso i gestori che attualmente offrono la possibilità di scaricare da internet Rapelay, affinché rimuovano il gioco dalla rete". Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, scende in campo contro il videogioco giapponese disponibile on line che consente al giocatore di vestire i panni dello stupratore seriale. Il videogioco, di cui esistono varie versione perché viene aggiornato ogni anno, mette il giocatore nei panni di un maniaco che segue una madre di due ragazzine, la violenta e poi procede a fare la stessa cosa alle due minorenni.
"Sempre alla Polizia Postale - aggiunge Meloni, in occasione del Safer Internet Day - chiederò di valutare e segnalare alla Magistratura ogni eventuale ipotesi di reato". Vittime delle violenze virtuali, infatti, sono anche personaggi che rappresentano ragazzine minorenni.
"E' intollerabile che materiale di questo genere possa circolare liberamente ed essere lasciato a portata di clic a disposizione di tutti, giovanissimi compresi. Il messaggio che il videogioco lancia è semplicemente aberrante - prosegue - E’ inutile nascondersi dietro un dito, sostenendo che chi gioca ad un videogame come questo non resterà condizionato a commettere lo stesso crimine nella vita reale. Non è infatti questo il punto. Il vero rischio, certamente più concreto, è che prodotti come questo erodano la consapevolezza dei ragazzi circa la gravità di atti criminali tanto aberranti".
"Lo stupro, quando diventa un 'gioco', smette di indignare, di scuotere le coscienze e colpire gli animi. Diventa consuetudine, banalità, quotidianità: e questo è assolutamente intollerabile. L’abitudine alla violenza genera insensibilità verso di essa, e fa sì che non ci sia più alcun impulso a combatterla", ha concluso.
"È l’ennesimo pericolo a base di sesso e violenza cruda ed esplicita", dice Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart. "Si tratta di un videogioco già facilmente scaricabile da internet - continua Borgomeo - I genitori devono quindi, vigilare, vigilare, vigilare, evitando di ‘giocarsi i figli con i videogiochì che è lo slogan che da un anno caratterizza la campagna dell’Aiart contro i videogiochi violenti".
Anche Dorina Bianchi, vicepresidente dei senatori Udc, ha stroncato Rapelay: "Mentre si spendono impegno ed energie per proporre e promuovere politiche a sostegno delle donne, si scopre che i creatori di un videogioco hanno messo la stessa dose di impegno per formare una generazione di stupratori. Mi cadono le braccia". "Evidentemente, il buonsenso non ha fatto capire in tempo ai giapponesi la pericolosità di questo gioco - conclude Bianchi - ora mi auguro che le autorita’ competenti mettano almeno una toppa rimuovendolo subito dal web".
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