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Indian Wells 2008


Intervista a Novak Djokovic


NOVAK DJOKOVIC b. Mardy Fish 6 3, 5 7, 6 3
 
 
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Q. Ti sei tolto il cappello, e ne hai estratto tre ace. Come hai fatto?
NOVAK DJOKOVIC: E’ stato come tirare fuori tre assi dalla manica, giusto?

Q. Sì.
NOVAK DJOKOVIC: Beh, sì, ho perso l’abitudine a giocare con il cappello, ma ne ho avuto bisogno perché fa molto caldo, e devo proteggermi dal sole… Ma quello è stato un momento cruciale, la svolta dell’intera partita. Se non ne venivo fuori con quei tre ace, sarebbe potuta finire in entrambi i modi.

Q. Cos’è successo nel secondo set, Novak? Qual è stato il problema?
NOVAK DJOKOVIC: Beh, ero avanti di un break, e poi 5-3, 0-30… ha servito bene, ma in ogni caso, avrei dovuto sfruttare le mie opportunità. Sapevo da prima del match che è un gran battitore e che cerca di chiudere i punti, e che dovevo cercare di stare tranquillo e essere paziente, aspettare le mie opportunità. Cosa che ho fatto bene nel primo set e all’inizio del secondo, ma poi all’improvviso mi sono innervosito, nei momenti dove avrei dovuto mantenere la concentrazione. Ovviamente i risultati sono stati errori non forzati, che sono stati cruciali.

Q. Come ci si sente ad avere vinto il primo Slam dell’anno, e ora il primo Masters? Partenza abbastanza clamorosa. Per quale motivo pensi sia all’improvviso arrivato tutto ciò?
NOVAK DJOKOVIC: Sono in una striscia vincente importante. Ovviamente, sto mettendo insieme tutte le cose, e ho iniziato a credere in me stesso più di quanto facessi l’anno scorso. Sai, quando inizi a vincere gli eventi più importanti, provi in primo luogo a te stesso, e poi a tutti gli altri, che hai le qualità per stare in vetta, ed è solo questione di abilità e forza mentale. Ci ho lavorato sopra, durante questi due anni, e penso di aver guadagnato molto dall’esperienza. Ma d’altro canto, so che per essere qui e ottenere così grandi risultati, devi lavorare duro, ed è quello che sto facendo. Quindi spero di poter far continuare questo slancio.

Q. Se qualcuno vi avesse detto, quando tu e la Ivanovic vi allenavate insieme da bambini, che avreste vinto titoli di questa importanza nello stesso giorno, cosa avresti detto?
NOVAK DJOKOVIC: Mi stai prendendo in giro. (risata) Quello avrei detto, probabilmente.
Beh, penso sia qualcosa che meritiamo, assolutamente. Abbiamo lavorato così duramente per tirare fuori tutto quello che avevamo, e questo è solo il coronamento del nostro lavoro, che sta pagando.

Q. Dobbiamo forse rinominare questo posto come Serbian Wells adesso?
NOVAK DJOKOVIC: Sì. (risata.)

Q. Cosa significa questo successo per il vostro Paese?
NOVAK DJOKOVIC: Significa molto. Sai, penso che gli atleti professionisti in tutto il mondo rappresentino le loro nazioni, sono tra i più importanti ambasciatori del loro Paese, e ovviamente, considerando il fatto che la nostra nazione è in una posizione molto difficile - ha problemi in economia, politica… ma è qualcosa in cui non voglio essere coinvolto - voglio semplicemente fare tutto ciò che posso per aiutarla.

Q. Tu hai vinto i primi due tornei importanti della stagione, e abbiamo giocatori come Fish e Tsonga che battono Federer e Nadal. Pensi che ci sia più equilibrio nei top 10 o persino nei top 20, adesso?
NOVAK DJOKOVIC: Sì, lo penso. C’è più varietà di giocatori ai massimi livelli, cosa incoraggiante per questo sport. Ovviamente un sacco di persone, se posso dirlo, si sono un po’ stufate, di Federer e Nadal così dominanti e vincenti negli ultimi due anni.
E’ sempre bello vedere facce nuove vincere grandi tornei, e penso che alle persone piaccia. E, sì, la cosa migliore è che tutte queste facce nuove sono giocatori giovani, quindi speriamo che possiate vederne molti in futuro.

Q. Non pensi che la gente sia stanca di te che vinci tutto così presto?
NOVAK DJOKOVIC: Cercherò di rendermi interessanti agli occhi della gente. (risata)

Q. Saresti così gentile da dirci qualcosa in più sul tennis centre che la tua famiglia sta costruendo nella capitale e nella città di Kragujevac?
NOVAK DJOKOVIC: Sì. Finalmente, dopo anni di tentativi, adesso abbiamo buone notizie. Abbiamo i permessi per costruire due complessi per il tennis, uno a Belgrado e una a Kragujevac. Stiamo cercando di creare un business per la famiglia in primo luogo, e d’altro canto stiamo cercando di aiutare tutti quei bambini che vogliono davvero migliorare e diventare giocatori professionisti.
Come dicevo, la Serbia non ha ancora un tennis center nazionale, ed è veramente necessario, considerato i risultati che stiamo avendo. Quindi penso che ce lo meritiamo, e cercheremo di dare una mano a quei bambini.

Q. Come è stato detto, sei partito alla grande. Nella tua mente, pensi di essere il migliore giocatore del mondo adesso?
NOVAK DJOKOVIC: Beh, non penso ancora in quella direzione. Sono consapevole del fatto che la gente ha iniziato a parlarne, e a considerarmi come il miglior giocatore del mondo in questo momento, cosa che ovviamente penso di meritare guardando ai risultati, ma, di nuovo, non voglio pensarci, perché crea ulteriore pressione, e di pressione e aspettative ne ho già abbastanza.
Voglio solo guardare avanti verso il proseguo della stagione, e so che c’è ancora una lunga strada fino alla fine dell’anno, e mi sto avvicinando alla seconda posizione, e la gente comincia a parlare di tre giocatori, invece di solo due, cosa incoraggiante e grandiosa per me. Ma ancora non sto pensando a me stesso come il miglior giocatore al mondo.

Q. Hai detto che non vuoi essere coinvolto nella situazione politica serba, ma hai fatto quel discorso in video il mese scorso e avrai anche saputo, presumo, di quello che è successo un paio di giorni fa con Milorad Cavic, espulso dai campionati di nuoto [per aver indossato, durante le premiazioni, una maglietta contro l’indipendenza del Kosovo, ndt].
Ci sono state ulteriori ripercussioni dal tuo discorso che ti hanno reso magari esitante, e c’è una sorta di attenzione particolare sugli atleti?
NOVAK DJOKOVIC: No, non ho ancora ricevuto commenti negative per quel discorso. Ovviamente, la mia vita è il tennis, lo sport. Questo è il mio lavoro. Questo è quello che faccio, e ciò su cui voglio rimanere concentrato. So che la gente ovviamente guarda a me come a un atleta di successo e come l’uomo che può portare un sacco di energia positiva al proprio paese.
Ma non voglio essere coinvolto in politica, come ho detto prima, punto. Questa è la mia ultima dichiarazione sull’argomento. E sebbene io sia giovane, ho fatto quel discorso, perché in quel momento mi sentivo molto male e molto deluso da quello che sta accadendo nel nostro Paese, e la gente che conosce il mio passato capisce cosa sto dicendo, mio padre e i miei zii, sono tutti cresciuti laggiù, sono nati in Kosovo, e la mia famiglia ha vissuto là per trent’anni. Ci sono stato molte volte. Quindi sono rimasto toccato in quel momento, è stato il mio contributo per dare supporto al mio Paese.









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